Scrivo direttamente dalla terrazza affacciata sul mare di Tre Fontane, in Sicilia. È una giornata di settembre leggermente uggiosa, ma con un tepore piacevole. Giù in spiaggia non c’è quasi nessuno, se non qualcuno che passeggia o fa volare un aquilone. Questo è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, perfetto per chi vuole allontanarsi dai rumori del mondo e tornare a sentire solo se stesso.
Ma non è stato facile. Vi dicono sempre che basta partire per rilassarsi, ma la verità è un’altra. Per mesi ho vissuto con la mente che corre a una velocità pazzesca, intrappolata nei ritmi frenetici del Nord. Quando sono arrivata qui, la prima settimana è stata un inferno: ho avvertito dolori ovunque e un’ansia a go-go. Ti accorgi di quanto sei davvero KO solo quando ti fermi e il tuo corpo va inaspettatamente in tilt.
Ci ho messo un po’ a resettarmi, a ripulire le emozioni dal rumore di fondo. Poi, la svolta. Ho avvertito di nuovo quel piacevole formicolio chiamato felicità la mattina in cui ho aperto la porta finestra: davanti a me si è parato lo spettacolo di colori che solo un’alba sul mare sa regalare.
Ora le mie giornate hanno un altro sapore. Niente di complicato, solo un relax meritato fatto di nuotate, passi sulla sabbia e tappe nelle botteghe locali per comprare il pane appena sfornato,il melone, l’uva e il petrusino (il prezzemolo) tutto a chilometro zero. Ho persino ritrovato la voglia di mettermi ai fornelli per preparare un cous cous ai frutti di mare, ispirata dopo aver visitato le saline di Trapani e Marsala, perdendomi in quelle sfumature rosa tra Ettore Infersa e l’isola di Mozia.

Ammetto che da quando sono qui, ho iniziato a fare una cosa che al Nord sembrava un lusso o un ricordo d’infanzia: dormire.
Dormo tantissimo.
La notte scivola via senza interruzioni fino alle sei o alle sette del mattino, cullata dal rumore del mare. Poi, dopo pranzo, crollo di nuovo. Sono riuscita ad addormentarmi persino in macchina, sfinita ma felice, dopo una giornata intensa passata a Marsala.
Quindi se dovessi riassumere tutto quello che succede quando finalmente riesco a rilassarmi, la mappa sarebbe così:
I dolori muscolari dei primi giorni: Tutta la tensione accumulata viene a galla. Il corpo protesta
L’ansia residua che scema: La mente, abituata alla frenesia, va in crisi d’astinenza da stress, poi capitola davanti al mare.
Il sonno arretrato: finalmente è il momento di dormire per il tempo veramente necessario.
Quel pizzico di felicità: Un piacevole formicolio avvertito aprendo la porta finestra la prima mattina, davanti ai colori dell’alba.
Questa estate 2026 la ricorderò per sempre così: come l’anno del riposo a tutto tondo. Forse servirebbe un anno sabatico intero, ma per ora mi tengo stretto questo distacco totale.
Sì, perché ogni volta che arrivo qui mi rendo conto che tutto il resto è rimasto al Nord. Persone, cose, pensieri, oggetti. Qui è come vivere una seconda vita e pensare che quella del giorno prima, in realtà, non sia esistita. Ti senti veramente a tanti chilometri di distanza.