C’è un piccolo segreto in alcune mie giornate: ogni tanto amo fare colazione fuori casa per regalarmi una mini vacanza dagli impegni e trovare del tempo per la mia piccola famiglia.
Amo sedere a uno dei tavolini all’aperto e parlare consumando la colazione che effettivamente ha il profumo di un week end fuori porta o di una vacanza. Poco importa se davanti a me non ho come scenografia la montagna o il mare. Quello che conta è il momento e questa mattina è stato uno di quelli.
Quindi infilato un paio di pantaloni e un top di lino, alle otto e trenta ero seduta al solito posto con il mio caffè americano caldo e una piccola focaccia al prosciutto. Niente di frettoloso, solo un momento ritagliato in una giornata piena di impegni.
Nel frattempo la città correva già da un pezzo, tra auto che attraversavano un incrocio, persone che si affrettavano verso una destinazione e qualcuno che, come me, aveva scelto di fermarsi un minuto davanti a una colazione, tra una chiacchiera e uno sguardo al telefono.
Poi è arrivato il conto: sei euro per due caffè americani, una focaccina e un cornetto alla marmellata.
La prima reazione è stata spontanea: “È tanto per una colazione”.
E forse è vero. Ma allora perché continuiamo a scegliere quel tavolino vicino alla finestra o all’esterno, affacciato sulla strada, circondato magari da qualche pianta verde e da fiori?
Forse chi si siede non sta scegliendo soltanto una colazione. Sta veramente comprando un piccolo spazio della propria giornata da regalare a se stesso o alle persone che ama. Un momento che sembra dire: “Mi voglio bene” oppure “Tengo a te, e del tempo lo troverò sempre”.
Una pausa prima di ricominciare a correre come tutti. Un momento dove nessuno chiede. Al massimo, è una gentile cameriera a domandare cosa desideriamo.
La colazione fuori casa come rituale
La colazione fuori casa è ormai un piccolo rituale moderno. Spesso è l’alternativa a un pranzo o a una cena. C’è chi fotografa il dolce perfetto, chi cerca qualche minuto di silenzio e chi incontra un amico per scambiare quattro chiacchiere, proprio come nella canzone “Quattro amici”di Gino Paoli.
Qualche anno fa il bar era soprattutto un luogo di passaggio. Si entrava, si ordinava un cappuccino con il cornetto e si consumava tutto velocemente, spesso in piedi davanti al bancone. Era un gesto quotidiano legato più alla necessità che al piacere.

Oggi qualcosa è cambiato. La colazione fuori casa è diventata un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Non scegliamo soltanto cosa bere o mangiare, ma anche il momento che vogliamo vivere.
Si respira il profumo delle brioche appena sfornate e l’aroma del caffè. Il gusto di una colazione che diventa la ricerca di sapori nuovi.
C’è il suono delle tazzine appoggiate sui tavolini, delle conversazioni leggere, dei rumori della città che entrano dalla porta del locale. E poi c’è la vista: oggi molti bar non sono più soltanto luoghi dove prendere un caffè, ma ambienti curati nei dettagli, pensati per essere vissuti.
Anche il tatto fa parte di questa esperienza: il calore della tazza tra le mani, la consistenza di una brioche appena sfogliata, il piacere di fermarsi.
Perché alla fine non stiamo semplicemente facendo colazione. Stiamo creando un ricordo.
Il tavolino diventa quasi un diario che racconta un pezzetto della nostra vita. Custodisce segreti sussurrati a un amico, risate, pensieri, preoccupazioni e conversazioni che, a volte, restano tra quelle quattro sedie e una tazza ormai vuota.
E proprio perché stiamo acquistando quella sensazione, scegliamo con attenzione il luogo in cui viverla. Cerchiamo un locale che ci faccia stare bene, dove l’atmosfera, i dettagli e persino una semplice tazza di caffè possano regalarci quel piccolo lusso che oggi sembra essere diventato sempre più raro: il tempo.
Perché abbiamo sempre meno tempo. È la ricchezza più preziosa che possediamo e spesso non ce ne accorgiamo presi spesso dal riempire il tempo di sconosciuti.
Quindi il vero prezzo non è quello scritto sullo scontrino. Forse paghiamo la sensazione di avere ancora un momento tutto nostro.
I caffè letterari e i bar di quartiere sono stati sempre i luoghi di incontro. Oggi dove tutto è digitale,questi luoghi sono uno dei pochi spazi fisici dove possiamo rallentare

